La natura che pacifica: in “Così celeste” il ritorno alla terra

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La natura che pacifica: in “Così celeste” il ritorno alla terra

Nel rapporto con la natura, la difficoltà si scioglie. Lo ha sottolineato Roberta Lepri, nella prima presentazione grossetana del suo ultimo libro “Così celeste”, edito da Voland. E, in effetti, tra le molte cose che impara la protagonista di questo romanzo c’è anche questa: il potere curativo della natura, del rapporto – o forse sarebbe meglio dire del ritorno – alla terra.
Ci sono tanti spunti in “Così celeste” e tanti elementi che offrono, come spesso accade con le opere dell’autrice, occasioni di approfondimento e riflessione, diversi per ogni lettore. Perché ancora una volta Lepri, con la sua scrittura chiara, semplice eppure mai ordinaria, mette in pagina un piccolo, ricco, universo. Nel mondo di “Così celeste” c’è la terza guerra mondiale che scoppia (ed è curioso notare come, in questi mesi, siano molte le scrittrici donne a mettere la guerra nei ultimi loro lavori, un mezzo forse per mandare un messaggio di pace) e un profondo lutto da imparare a gestire e dover giustificare agli occhi degli altri; c’è il dolore che talvolta alberga in alcune famiglie e il profondo potere dell’amicizia; c’è la storia di una evoluzione personale, che si ricostruisce nell’alternarsi di tempo presente e ricordi.

E gradevole e trascinante, come la lettura di “Così Celeste”, è stata la presentazione di ieri, in cui l’autrice è stata affiancata da Daniela Di Sora, editrice di Voland, e Anna Bonelli, direttrice della Biblioteca Chelliana: un’occasione per parlare del libro, certo, di libri, di scrittura e lettura, di come nascono i titoli. Di quanto il tempo della scrittura, per Lepri, e della lettura aggiungo io, per molte persone, forse soprattutto donne, sia un tempo rubato: rosicchiato al lavoro, alle incombenze, ai doveri eppure necessario. Di come, per un editore, scegliere quali libri pubblicare sia un indirizzo: “Pubblichiamo quello che pensiamo sia necessario leggere”, ha detto Di Sora, che in un anno lancia sul mercato, per scelta, circa 24 titoli. Di come, alcuni scrittori, e Roberta è una di questi, se assistessero alla fine del mondo, appunterebbero i fatti su un taccuino con la speranza di poterli, poi, raccontare. In questo, scrittori e scrittrici come Lepri condividono un impulso naturale e un dovere morale con i cronisti; un bisogno di mettere in parola, che si riversa e manifesta nella fluidità del linguaggio e nei messaggi di significato condivisi con il lettore in frasi in una prosa che deve essere semplice ma mai povera.
Insomma, un romanzo da leggere, consapevoli che si inizia e si avverte l’urgenza di continuare fino alla fine.
Infine, un vezzo personale: fa un certo effetto leggere il proprio nome in un libro… sebbene mi auguro che la Clelia che scrive questo sia più empatica di quella di carta.